Indice D.M. 309/2011 [aggiornato]

ULTIMO AGGIORNAMENTO:

  • 09.02.2022
    NOTA PQAI1 64923/2022
    Decreto ministeriale 22 dicembre 2022, n.658304 di “Modifica del decreto del 13 gennaio 2011, n. 309, recante “Contaminazioni accidentali e tecnicamente inevitabili di prodotti fitosanitari in agricoltura biologica – interpretazione normativa nazionALE”.

     

  • 22.12.2022
    D.M. 658304/2022

    Schema di decreto di modifica del decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali  13  gennaio  2011,  n.  309,  recante  “Contaminazioni accidentali  e  tecnicamente inevitabili  di  prodotti  fitosanitari  in  agricoltura biologica” così  come  modificato  dal Decreto 10 luglio 2020, n. 7.

D.M. 309/2011

Contaminazioni accidentali e tecnicamente inevitabili di prodotti fitosanitari in agricoltura biologica.

Articolo 1

Il presente Decreto si applica, in tutte le fasi di processo, ai prodotti agricoli vivi e non trasformati, ai prodotti agricoli trasformati destinati ad essere utilizzati come alimenti e ai mangimi, ottenuti in conformità al Reg. (CE) n. 834/2007 e ai relativi regolamenti attuativi.

Articolo 2

In caso di presenza di prodotti fitosanitari, riscontrata nei prodotti di cui al precedente articolo, si applicano i criteri di valutazione contenuti nell’allegato al presente decreto. Il presente Decreto è trasmesso all’organo di controllo per la registrazione ed è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

Allegato I – Contaminazioni accidentali e tecnicamente inevitabili in agricoltura biologica.

Per quanto riguarda i prodotti fitosanitari consentiti in agricoltura biologica, di cui all’allegato II del Reg. (CE) n. 889/2008 si ritiene opportuno ammettere l’applicabilità dei limiti massimi di residui (LMR) previsti dal Reg. (CE) n. 396/2005 per le produzioni convenzionali.

Con riferimento ai prodotti fitosanitari non presenti nell’allegato II del Reg. (CE) n. 889/2008, invece, è opportuno sottolineare che la comprovata presenza di residui, anche minima, di sostanze non ammesse in prodotti biologici comporta comunque un’indagine da parte dell’Organismo di Controllo interessato nei confronti del proprio operatore coinvolto, al fine di valutare la causa volontaria o accidentale della contaminazione.

In tale contesto si ritiene necessario tener conto di determinati limiti residuali oltre i quali il lotto di prodotto che è risultato contaminato non può in nessun caso essere commercializzato con la certificazione di produzione biologica, con esclusione dei casi conclamati di falso positivo delle determinazioni analitiche.

Anche al di sotto di tali valori, ad ogni modo, I’organismo di controllo, ai fini della certificazione, dovrà accertare la natura accidentale e tecnicamente inevitabile della presenza dei residui.

Pertanto, con riferimento ai prodotti fitosanitari non presenti nell’allegato II del Reg. (CE) n. 889/2008 ma il cui uso è autorizzato in agricoltura convenzionale è opportuno considerare 0,01 mg/kg quale limite inferiore, inteso come “soglia numerica” al di sopra della quale il prodotto non può essere in nessun caso commercializzato con la certificazione di prodotto biologico, anche in caso di contaminazione accidentale e tecnicamente inevitabile, a meno che non siano previsti limiti inferiori dalla legislazione applicabile per particolari categorie di prodotto. (Nota PQAI I n. 9387006 del 18.12.2020 – Applicazione del decreto 10.7.2020 n. 7264: […] i limiti introdotti dal DM 10 luglio 2020 n. 7264 devono essere applicati in relazione ai prodotti non ancora immessi sul mercato alla data di entrata in vigore dello stesso Decreto e per i quali non vi sia stata, entro la medesima data, alcuna applicazione di misure previste dal DM 13 gennaio 2011 n. 309 da parte dell’organismo di controllo).

Nel caso di prodotti trasformati e/o compositi tale soglia numerica dovrà essere applicata tenendo conto delle variazioni del tenore di residui di prodotti fitosanitari determinate dalle operazioni di trasformazione e o miscela, sempre che non siano previsti limiti inferiori dalla legislazione applicabile per particolari categorie di prodotto.

Nel caso di prodotti composti non esclusivamente da prodotti biologici, è necessario tenere presente i LMR relativi alla frazione di prodotti non biologici.

In caso di sostanze il cui uso non è più autorizzato neanche in agricoltura convenzionale si ritiene opportuno ammettere I’applicabilità dei LMR previsti dal Reg. (CE) n. 396/2005.

I laboratori degli organi ufficiali di controllo, qualora sia riscontrata la presenza di residui di antiparassitari al di sotto della citata soglia numerica, comunicano tale risultato all’organismo di controllo competente per avviare tutte le iniziative utili ad accertare le cause di contaminazione presso l’operatore coinvolto.

Allegato II – Contaminazioni accidentali e tecnicamente inevitabili da acido fosfonico e acido etilfosfonico in agricoltura biologica di prodotti di origine vegetale.

Fermo restando, in ogni caso, l’obbligo per l’organismo di controllo di indagare sulla causa della contaminazione:

  1. in caso di rilevazione di acido fosfonico, in assenza di contemporanea rilevazione di acido etilfosfonico, ai prodotti biologici trasformati, non trasformati e compositi si applica il seguente limite inferiore inteso come “soglia numerica” al di sopra della quale il lotto di prodotto risultato contaminato non può essere in nessun caso commercializzato con la certificazione di produzione biologica:
  2. in deroga al punto 1 e fino al 31 dicembre 2025 si applica il seguente limite inferiore:
      1. a) acido fosfonico ≥ 0,5 mg/kg per le colture erbacee;

    b) acido fosfonico ≥ 1,0 mg/kg per le colture arboree;

    [comma modificato dall’art. 1 del D.M. 658304/2023.
    La modifica ha introdotto la data del 31.12.2025 rispetto alla prevista data del 31.12.2022]

  3. nel caso di operatori che notificano la propria attività con metodo biologico per le coltivazioni arboree in data successiva all’entrata in vigore del presente decreto e nel caso di operatori che conducono aziende già notificate alla data di entrata in vigore del presente decreto, ma con coltivazioni arboree ancora in fase di conversione, è possibile applicare la soglia di cui al precedente punto 2.b anche successivamente alla data del
    31 dicembre 2025 per un periodo massimo di ventiquattro mesi dalla fine del periodo di conversione. Per usufruire di tale ulteriore deroga gli operatori hanno l’obbligo di monitorare a livello analitico la presenza di acido fosfonico negli impianti arborei, attuando strategie per una sua riduzione nel tempo. Tale attività di monitoraggio deve essere descritta nella relazione ex art. 63 del regolamento (CE) n. 889/2008. L’organismo di controllo accerta la corretta esecuzione di tale monitoraggio;

    [comma modificato dall’art. 1 del D.M. 658304/2023.
    La modifica ha introdotto la data del 31.12.2025 rispetto alla prevista data del 31.12.2022]

  4. nel caso dei prodotti biologici trasformati, con l’esclusione dei casi conclamati di falso positivo delle determinazioni analitiche, i limiti di cui ai punti 1 e 2 si applicano tenendo conto delle variazioni del tenore di residui di acido fosfonico determinate dalle operazioni di trasformazione, trasformazione e miscelazione o dalle operazioni di miscelazione, fatti salvi i limiti inferiori previsti dalla legislazione vigente per particolari categorie di prodotto (Nota PQAI I n. 9030427 del 29.7.2020 – chiarimenti sull’applicazione del DM 309 sui solfiti: […] per il vino è indicato un fattore di trasformazione pari a 1x, secondo le indicazioni fornite dal Ministero della Salute con nota n 37798 del 12 settembre 2013);
  5. in caso di rilevazione di acido etilfosfonico si applica il 0,01 mg/kg. Per i prodotti biologici trasformati, tale limite si applica applica tenendo conto delle variazioni del tenore di determinato dalle operazioni di trasformazione, residui trasformazione e miscelazione o dalle operazioni di miscelazione, fatti salvi i limiti inferiori previsti dalla legislazione vigente per particolari categorie di prodotto;
  6. in deroga al punto 5, per i prodotti biologici vitivinicoli trasformati, fino al 31 dicembre 2022, in caso di rilevazione di acido etilfosfonico si applica il limite di 0,05 mg/kg tenuto conto della possibile trasformazione dell’acido fosfonico in etilfosfonico a causa della presenza di etanolo nei trasformati enologici;
    [confronta PQAI1 64923/2023 alla fine dell’articolo]
  7. nel caso di prodotti composti non esclusivamente da prodotti biologici, è necessario tenere presente i limiti massimi residuali relativi alla frazione di prodotti non biologici.

Il Ministero avvia un progetto sperimentale finalizzato allo studio dei fenomeni di degradazione dell’acido fosfonico all’interno dei tessuti vegetali e di altri eventuali aspetti collegati alla problematica della contaminazione da fosfiti dei prodotti biologici.

Il Ministero, alla luce di tali approfondimenti tecnico-scientifici, riesamina il presente allegato entro il 31 dicembre 2025, e procede, sentite le regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, a rivedere se del caso le disposizioni in esso contenute».

[con riferimento all’intero articolo confronta]
Legge 11.09.2022 n. 120 – Art. 43 comma 4 bis – Semplificazione per l’erogazione delle risorse pubbliche in agricoltura, in materia di controlli.

 

📌 PER UNA LETTURA INTEGRATA CON LE NOTE MINISTERIALI E/O ALTRI DOCUMENTI

  • PQAI1 n. 64923 DEL 09.02.2023
    VINO, CONTAMINAZIONE, ACIDO FOSFONICO ED ETILFOSFONICO
    “Il decreto ministeriale 22 dicembre 2022, n. 658304, non ha esteso oltre la data del 31 dicembre 2022 la deroga introdotta al punto 6 dell’allegato 2 del decreto 13 gennaio 2011, n. 309 dal decreto 10 luglio 2020 n. 7264, in quanto, alla luce dei risultati del progetto di ricerca BIOFOSF-WINE affidato al CREA presentati nel corso dell’ultima edizione del SANA, vengono meno i presupposti ad origine della deroga richiamati nella premessa del suddetto decreto 10 luglio 2020 n. 7264 […].
    Infatti, come emerge dalla nota del CREA allegata alla presente, gli esiti del progetto BIOFOSF-WINE hanno escluso per i prodotti vitivinicoli che alcune operazioni di trasformazione possano determinare la produzione di acido etil-fosfonico anche laddove tra le materie prime sia presente il solo acido fosfonico.
    Premesso quanto sopra, nel confermare l’applicazione del limite di 0,01 mg/kg quale soglia di desertificazione in caso di rilevazione di acido etil-fosofnico in tutti i prodotti biologici trasformati, si rappresenta che tale limite non va applicato ai prodotti vitivinicoli ottenuti prima del 31 dicembre 2022, in conformità con le regole in quel momento vigenti, che quindi potranno essere commercializzati anche dopo tale data, fino all’esaurimento delle scorte”.